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Esami diagnostici in gravidanza: la tempistica corretta per ogni trimestre secondo i ginecologi

📅 27 Agosto 2026✍️ di Chiara Baioni⏱️ 4 min di lettura

Durante la gravidanza, il percorso diagnostico rappresenta uno dei pilastri della medicina prenatale moderna. La corretta tempistica degli esami consente di identificare precocemente eventuali anomalie, monitorare lo stato di salute della madre e del feto, nonché tranquillizzare i genitori attraverso dati clinici affidabili. I ginecologi italiani seguono linee guida condivise che distinguono chiaramente i controlli necessari in ogni trimestre, dalla semplice misurazione dei parametri vitali ai test biochimici più sofisticati.

Primo trimestre: screening iniziale e valutazione del rischio

Le prime settimane di gravidanza richiedono una batteria di esami fondamentali. Entro le 12 settimane, è consigliato eseguire un’ecografia transvaginale per datare correttamente la gravidanza, verificare la vitalità dell’embrione e escludere gravidanze extrauterine. In questa fase, il ginecologo raccoglie l’anamnesi completa, includendo la storia clinica personale e familiare, elemento cruciale per stratificare il rischio.

Tra la nona e la tredicesima settimana viene effettuata la Translucenza nucale|translucenza nucale, un parametro ecografico che misura lo spessore di fluido nella zona posteriore del collo del feto. Valori superiori a 3 millimetri possono indicare un aumentato rischio di anomalie cromosomiche. Questo dato si combina con i risultati dei test biochimici, comunemente noti come dual test o combined test, che includono il dosaggio della gonadotropina corionica umana (hCG) e della proteina plasmatica A associata alla gravidanza (PAPP-A).

Nel primo trimestre vengono inoltre eseguiti gli esami del sangue di base: gruppo sanguigno, fattore Rh, test per le infezioni (sifilide, epatite B e C, HIV), rubella e toxoplasmosi. Questi controlli risultano indispensabili per prevenire complicanze materno-fetali.

Secondo trimestre: approfondimento morfologico e ulteriori screening

Tra la 19 e la 22 settimana si esegue l’ecografia morfologica, considerata l’esame più dettagliato della gravidanza. In questa fase, il ginecologo valuta attentamente l’anatomia fetale, controllando la corretta formazione di tutte le strutture: cranio, colonna vertebrale, cuore, stomaco, reni, arti. Questa ecografia consente anche di verificare la corretta localizzazione della placenta e la quantità di liquido amniotico.

Nel secondo trimestre viene proposto il triplo test o quadruplo test, esecuzione nel periodo tra la 15 e la 20 settimana. Questo screening biochimico misura quattro marcatori nel sangue materno: alphafetoproteina (AFP), estradiolo non coniugato, gonadotropina corionica e, nel quadruplo test, anche l’inibina A. Questi valori, combinati con i dati ecografici del primo trimestre, forniscono una stima più accurata del rischio di trisomie e altri difetti congeniti.

Chi presenta fattori di rischio aumentato può ricorrere alla Diagnosi prenatale|villocentesi, procedura invasiva che raccoglie cellule dal villo coriale per l’analisi cromosomica definitiva, o all’amniocentesi nel trimestre successivo, con conseguente analisi del cariotipo fetale.

Nel secondo trimestre si esegue inoltre un controllo degli esami del sangue per verificare l’emocromo completo, i valori del ferro e della glicemia, poiché il diabete gestazionale può insorgere in questa fase.

Terzo trimestre: monitoraggio e preparazione al parto

Dalla 28a settimana in poi, gli esami si concentrano sulla valutazione del benessere fetale e sulla preparazione al parto. Viene eseguita una nuova ecografia, detta ecografia del terzo trimestre, volta a verificare la crescita fetale, la posizione del feto (cefalica, podalica o trasversale), la quantità di liquido amniotico e il flusso sanguigno ombelicale tramite Doppler.

Tra la 24 e la 28 settimana è opportuno eseguire il test di tolleranza glucidica (GTT) per screening del diabete gestazionale. Se positivo, seguirà la curva glicemica da 75 grammi per la conferma diagnostica. Il controllo della glicemia materno risulta determinante poiché il diabete gestazionale può esporre il feto a complicanze metaboliche.

Nel terzo trimestre si ripete l’emocromo completo per valutare eventuali anemie, frequenti in gravidanza a causa dell’aumento del volume plasmatico. Viene anche effettuato un test per la ricerca dello Streptococco beta-emolitico del gruppo B (GBS) tra la 35 e la 37 settimana, batterio commensale che, se presente, richiede una profilassi antibiotica durante il travaglio.

A partire dalla 30a settimana diventa standard il monitoraggio cardiotocografico (CTG), registrazione simultanea della frequenza cardiaca fetale e delle contrazioni uterine, eseguito con cadenza variabile secondo il profilo di rischio individuale. In caso di gestazione a rischio aumentato, gli esami ecografici si fanno più frequenti e può rendersi necessario il ricovero ospedaliero prima del parto.

Linee guida e personalizzazione del percorso

Le società scientifiche come la Federazione Italiana dei Collegi Ostetrici e Ginecologi (FICOG) e l’Istituto Superiore di Sanità forniscono raccomandazioni che i ginecologi adattano alle caratteristiche individuali di ogni paziente. Una gestante di 35 anni con precedenti familiari di anomalie cromosomiche seguirà un percorso diagnostico più intensivo rispetto a una donna di 25 anni senza fattori di rischio.

La tempistica corretta degli esami non è casuale: rispecchia la biologia fetale e la capacità tecnica di rilevare anomalie in specifiche finestre temporali. Anticipare o posticipare i controlli potrebbe compromettere l’affidabilità diagnostica e ritardare l’individuazione di complicanze potenzialmente gravi.

Un elemento centrale della pratica moderna è la comunicazione tra ginecologo e paziente. Spiegare il razionale di ogni esame, illustrare i risultati con chiarezza e rassicurare quando i dati risultano nella norma contribuisce a ridurre l’ansia materna e a costruire una relazione di fiducia essenziale durante questo periodo delicato della vita riproduttiva.

Chiara Baioni

Chiara ha collaborato con diverse associazioni di volontariato per campagne di sensibilizzazione sanitaria, soprattutto nel campo della prevenzione femminile. Ama proporre consigli semplici e racconti di esperienze positive.

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